feb 08 2006
Le quote che scuotono
L’argomento è “le quote rosa”. Un emendamento del Senato della Repubblica le ha approvate ma non ci sarà il tempo tecnico per poterle trasformare in legge. Una maniera per poter dire di essere stati a favore, ma senza il rischio che questa ipocrita affermazione elettorale divenga poi realtà.
A dire il vero non sono proprio favorevole al metodo delle quote rosa. Mi spiego. Non sono a favore che questo concetto sia in qualche modo obbligato da una regolamentazione che forza la presenza femminile in parlamento. Perchè questo poi potrebbe tramutarsi in qualcosa di pericoloso a livello sociale. Immaginiamo un futuro dove negli enti e negli uffici “per legge” si deve assicurare una quantità preposta di presenza femminile.
Mettiamo le cose in chiaro. Non sono maschilista, anzi. Il mio pensiero è che una forzatura tramite una qualsiasi forma di legislazione è a dir poco offensivo nei confronti delle donne. Ammiro molto la loro intelligenza, e le indiscusse doti che il gentil sesso possiede. Come è anche vero che così come accade nell’universo maschile, vi sono presenze nel mondo femminile che non sono poi tanto brillanti (se non deleterie).
Appunto questo. Le donne (come gli uomini) sono cittadini generici, e devono poter accedere alle opportunità lavorative, giuridiche, politiche, economiche in assoluta parità. Come cittadine generiche. Non serve, a mio avviso, forzare in alcun modo la loro presenza ad numero prefissato.
Detto questo aggiungo che ben venga un parlamento che distribuisce (senza leggi per carità) la componente rappresentativa degli italiani nella misura più largamente equa. E non nascondo che mi auguro che per quanto riguarda i generi ci sia una distribuzione vicina a quel fifty-fifty che eticamente ci auguriamo.
Anche perchè, così come è l’attualità della politica italiana, una maggiore presenza femminile significherebbe una minore presenza di vecchie conoscenze politiche maschili parassiti e schifosi ed aggiungete pure voi gli attributi che si meritano, tanto avete capito il concetto no?
Insomma l’equazione è, se avremo più donne in parlamento, queste prenderanno il posto di qualcun’altro che siede in questo momento. La cosa mi intriga molto. Una soluzione democratica multifunzionale.
Le donne sono una parte fondamentale del nostro paese, e meritano una loro rappresentanza all’interno delle cariche istituzionali, nel parlamento etc.
Ma per favore, non mettiamo quote obbligatorie, lo trovo deprimente. Soprattutto per quel che riguarda la proposta al vaglio in parlamento, ebbene si parla di una soglia obbligatoria del 30% nelle liste elettorali. Oltre tutto quello che ho detto in precedenza, la tristezza c’è che in paesi come l’afghanistan alla data di oggi quella stessa quota è fissata al ben 50% !!
Non so se rendo l’idea
Forza donne !!!

9 febbraio 2006, ore 0:09
In linea di principio sono d’accordo con te; ma purtroppo le leggi certe volte si rendono necessarie per cambiare il comportamento.
Se la società in generale ed il mondo politico in generale non fosse tendenzialmente maschilista non ce ne sarebbe bisogno, ma visto che così non è una legge potrebbe essere l’unica soluzione per vedere di smuovere le cose.
9 febbraio 2006, ore 10:10
Certo, è vero quello che dici. Ma preferirei che la cosa nascesse da un maggior attivismo delle donne e da una giusta sollecitazione/volontà all’interno dei singoli partiti politici.